CRONACA DI UNA CRISI ANNUNCIATA

Qualche giorno fa ho sentito, in una intervista rilasciata a Telerama, che il Sindaco Pomarico escludeva categoricamente l’esistenza di problemi di natura politica all’interno della maggioranza, giustificando l’azzeramento della Giunta con la semplice necessità di operare una ridistribuzione delle deleghe finalizzata al rilancio dell’azione amministrativa.

Veramente strano, direbbe l’uomo della strada, considerati i complimenti, di cui il primo cittadino è sempre molto prodigo, costantemente rivolti all’operato dei suoi assessori e considerati anche i significativi obiettivi raggiunti dall’Amministrazione in appena un anno, riportati in un mitico libretto (pagato da tutti noi e che magicamente si commenta da sé).

Ho pensato anche che, considerato il recente indirizzo della giustizia amministrativa che pretende l’obbligo della motivazione per il provvedimento di revoca della delega assessorile, sarebbe alquanto complicato per il Sindaco Pomarico dichiarare oggi tutto il contrario di quanto detto fino a ieri.

Credo sia inutile sottolineare che la dichiarazione  che non esistono problemi all’interno della maggioranza null’altro è se non si tratta dell’ennesima pinocchiata (buscia) anche perché per la semplice riassegnazione delle deleghe non sarebbe stato necessario revocare le cariche assessorili.

Inoltre, forse, il Sindaco ha rimosso che l’ultimo Consiglio Comunale, proprio a causa della frattura creatasi tra i consiglieri di maggioranza, è stato sospeso pretestuosamente, in spregio alle più elementari regole di funzionamento del Consiglio comunale e con lo sconsiderato placet del Presidente del Consiglio. In pratica lo scorso 9 agosto è accaduto che, non avendo raggiunto in tempo utile un accordo sulla nomina dei Revisori dei Conti per il prossimo triennio il consigliere Mauro Marinò, evidentemente a nome della maggioranza, al fine di favorire una intesa dell’ultim’ora al proprio interno e per scongiurare l’ormai imminente figuraccia, ha chiesto al presidente del Consiglio una sospensione dei lavori di trenta minuti al fine di approfondire il punto 3 all’ordine del giorno per il quale però era stato preannunciato, da parte dello stesso Presidente del Consiglio, tramite PEC (che equivale ad una raccomandata con avviso di ricevimento) il ritiro e per il quale perciò non poteva tenersi alcuna discussione. A nulla sono valse le proteste anche accese del sottoscritto e degli altri componenti della minoranza in quanto la prepotenza è ormai una regola nel Consiglio Comunale, e sospensione è stata! A questo punto i consiglieri di maggioranza si sono riuniti nella stanza del Sindaco che intanto stanziava fuori nell’atrio comunale e che quindi non partecipava all’infuocata (considerate le urla che giungevano fin fuori l’edificio) riunione. Che cosa è successo dopo? È successo che, così come il marito che sceso un’attimo per comprare le sigarette non fece più ritorno a casa, il Consiglio Comunale è stato sospeso e rinviato a data da destinarsi a causa del mancato ritorno in aula dei Consiglieri di maggioranza dovuto a quella rottura politica che ora il Sindaco nega.

LA MAGGIORANZA FA MANCARE IL NUMERO LEGALE E NON ESISTE ALCUN PROBLEMA NELLA MAGGIORANZA?

Il ritiro delle deleghe a mio avviso è solo una finta: vuol rappresentare un semplice segnale ai consiglieri “capricciosi”. Non credo che il Sindaco voglia far seguire ulteriori azioni forti nei confronti di qualche consigliere; in cuor suo spera di ricompattare tutti i Consiglieri. In questa direzione va anche la dichiarazione di Pomarico che, come detto, minimizza quanto sta accadendo all’interno della maggioranza. In realtà il Sindaco manda un messaggio solo alla parte dissidente della propria maggioranza e non anche a quella fedele, e così facendo acuisce ancor di più il malessere di Fullone, Sorrento, D’Ippolito, Biasi e Pasulo che si sentono ancor più emarginati quando si tratta di assumere le decisioni che contano.

La scelta di un Sindaco coraggioso avrebbe dovuto essere un’altra: PROPRIE DIMISSIONI per tentare di ricomporre una maggioranza stabile nei 20 giorni successivi, altrimenti TUTTI A CASA, per la propria dignità e per quella di tutti i concittadini e per ripresentarsi più forte di prima a nuove elezioni. Ma questa ad Oria sembra essere fantapolitica.

In alternativa, l’azzeramento delle deleghe potrebbe rappresentare il primo passo di una azione volta al “divide et impera”, ma si tratterebbe di un tentativo assai rischioso in quanto il gruppo dissidente mi sembra piuttosto solido, numericamente consistente e perciò da solo assolutamente determinante. Se il gruppo tiene almeno per tre quinti il Sindaco andrà incontro ad una storica figuraccia!

Secondo me stanno emergendo tra i Consiglieri Comunali di maggioranza delle incompatibilità difficilmente sanabili che, se non in questa occasione, comunque presto (visto che si stanno bruciando le tappe) porteranno al definitivo fallimento di questa Amministrazione.

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