NECROPOLI DISTRUTTA: UNA STORIA SEPOLTA?

Della questione della necropoli distrutta (sepolta secondo qualcuno) per fare posto ad un campo di calcetto non si sente più parlare: qualcuno dice che è intervenuto il Comando dei Carabinieri per la Tutela dei Beni Culturali che avrebbe acquisito tutta la documentazione, qualcuno sostiene che prendere le carte sia stata la Guardia di Finanza su ordine della procura della Repubblica… mah! … sinceramente non so cosa pensare. So soltanto che una parte della documentazione che avevo richiesto in data 29 marzo scorso non mi è stata consegnata, nonostante il mio sollecito del 5 maggio in cui avvertivo che in caso di ulteriore inadempimento avrei presentato ricorso al TAR.  Perché ho desistito? La risposta è molto semplice: non era mio intendimento, e non lo è ancora,  indirizzare o favorire una azione giudiziaria verso chicchessia. Non è compito mio ed inoltre elementi per l’avvio di una indagine da parte degli organi competenti, a mio modesto avviso, ce ne sono a sufficienza al di là di un mio intervento. Mio interesse, invece, è quello di avere la certezza di cosa sia realmente accaduto, cioè: hanno ragione il Vescovo Semeraro ed il Sindaco Pomarico che sostengono che il sito archeologico è stato solo “ricoperto”, o hanno ragione coloro che sostengono che la necropoli messapica sia stata irrimediabilmente distrutta con ruspe e martelli pneumatici? Il documento che non mi è stato consegnato è una informativa alla Procura della Repubblica dell’allora comandante della Polizia Municipale Guido: un documento chiave secondo qualcuno, probabilmente non per i miei fini, dichiarati poc’anzi. Un fatto però è certo: mi devono mettere per iscritto chi (e quando) si è presentato negli uffici comunali per prelevare la documentazione. Inoltre, non ho insistito per i documenti che non mi sono stati consegnati anche perché quelli che, invece, mi sono stati dati sono risultati sufficienti a fornire una risposta alla mia domanda:

LA NECROPOLI MESSAPICA È STATA SBANCATA, DISTRUTTA, SBRICIOLATA, FRANTUMATA… E NON ESISTE PIÙ!

La questione in realtà è così elementare che, con riferimento alla teoria del Sindaco (lui si che sin dall’inizio disponeva di tutta la documentazione!) della semplice “copertura” dei ritrovamenti archeologici, non so proprio cosa pensare.

Propongo, qui sotto, a sinistra, una tavola facente parte della D.I.A. a suo tempo presentata e a destra una ortofoto dell’area risalente al 2010, quindi piuttosto recente. La foto dall’alto serve a inquadrare correttamente come si colloca il campo di calcetto nell’area di riferimento.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tavola mostra le quote altimetriche dell’intera area interessata: si può notare, che la zona in cui sarebbe sorto il campo di calcetto risulta addirittura più alta di 12-46 cm rispetto all’area attualmente pavimentata. Dalla ortofoto riprodotta a destra, si percepisce molto chiaramente che attualmente l’area ospitante il campo di calcetto è sottoposta rispetto alla restante area circostante: del resto basterebbe recarsi in loco per vederlo con i propri occhi. La domanda, a questo punto è la seguente:  Quanto si è scavato per costruire il campo sportivo?

Per rispondere a questa domanda senza materialmente portarsi sul posto ed eseguire delle misurazioni, è necessario osservare i seguenti contributi fotografici:

In questa foto si nota (non perfettamente, a dire il vero) che la traversa della porta da calcetto (si tratta della porta in alto nella ortofoto) coincide esattamente con la parte superiore del muro di cinta  del campo.

Quest’altra foto mostra l’altra porta, quella in basso nella foto aerea. Si può notare come la traversa sia ben al di sotto della linea superiore del muro di cinta.  Si precisa che l’altezza del muro di cinta del campo pressapoco indica il piano di calpestio del piazzale.

Tenendo conto che la misura regolamentare della porta da calcetto è 2 metri e che ad essi devono aggiungersi ulteriori 40 cm. circa per la realizzazione del massetto (tanto si evince dalla D.I.A.) del campo da gioco, può concludersi che per la realizzazione del campetto si sia scavato per almeno 2 metri e mezzo circa: per la precisione dai 2,52 metri ai 2,86 metri se si tiene conto dell’originario dislivello del terreno.

Sono sufficienti queste due foto per rendersi conto che le evidenze archeologiche, come sovente avviene, si trovavano ad una profondità sicuramente inferiore al metro.

Si trovavano, si, perchè ora non ci sono più, irrimediabilmente, per sempre.

IN CONCLUSIONE UN PENSIERO PER IL VESCOVO SEMERARO E PER IL SINDACO POMARICO:

QUANT’È PATETICO MENTIRE SAPENDO DI FARLO, PER DI PIÚ SFOGGIANDO UN SORRISO A TRENTADUE DENTI!

CHE MANCANZA DI RISPETTO PER I CONCITTADINI NEGARE L’EVIDENZA… A TUTTI I COSTI…COME AL SOLITO!

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