SVEGLIATEVI ASSOCIAZIONI, STUDIOSI, PRENDETE POSIZIONE, QUALUNQUE ESSA SIA, MA PARLATE!

Fonte: bari.repubblica.it

Come è noto, non esiste l’onniscenza: l’essere umano non può essere depositario di tutto lo scibile. Così come è risaputo che chi veramente ignora qualcosa lo fa inconsapevolmente per il fatto stesso, appunto, di ignorarla. Ecco allora che nella Società civile chi ha la conoscenza la mette a disposizione di chi non ce l’ha, a patto che quest’ultimo sia disposto ad accoglierla, incondizionatamente. Bene, ad Oria non funziona proprio così in quanto chi non sa non sempre è disposto ad accogliere l’altrui sapienza ma, soprattutto, e ciò è veramente preoccupante, chi sa, spesso TACE perché evidentemente non è disposto a mettere a disposizioni degli altri le proprie conoscenze! Premetto, a scanso di equivoci, che nel senso appena descritto io mi sento ignorante.

Sulla vicenda della necropoli messapica distrutta o, speriamo, solo seppellita per fare posto ad un campo di calcetto è ora che chi si ritiene o è riconosciuto quale esperto di archeologia e della civiltà messapica (e ce ne sono ad Oria) dica la sua. Ma è possibile che deve essere necessariamente una inchiesta giudiziaria a dire ai cittadini ciò che è stato sbagliato e ciò che non lo è stato, chi ha sbagliato e chi no? Dov’è finito tutto l’attivismo di certe associazioni (e ad Oria ce ne sono ben più d’una) che hanno nel loro statuto, al primo posto, la tutela dei beni storici, archeologici, architettonici e culturali? Lo volete capire che i cittadini vorrebbero sentire la vostra voce quando ce n’è bisogno? Anche chi amministra la città ha bisogno del vostro supporto. Lunedì 8 novembre 2010, in qualità di assessore comunale,  partecipai alla conferenza stampa di inaugurazione del Castello dopo i lavori di risanamento, recupero e ristrutturazione durati diversi mesi. Non appena feci ingresso nella piazza d’armi fui pervaso da una strana sensazione di “confusione”, perché da una parte riconoscevo l’imponenza dei lavori eseguiti e ne apprezzavo comunque la sapiente esecuzione, ma dall’altra non riuscivo a capacitarmi di come fosse stato possibile alterare in maniera così significativa il più generale stato dei luoghi. Man mano che mi addentravo nell’edificio, nelle stanze che erano e che ora non sono più, o meglio sono di meno in numero, più grandi e comunque diverse, questa sensazione di confusione si acuiva venendo testimoniata da una forte sensazione di vuoto allo stomaco dovuta, probabilmente, alla consapevolezza della definitività di quelle opere di cui la mia mente prendeva irrimediabilmente atto pur recalcitrante a rassegnarvisi definitivamente. Man mano poi che l’occhio cadeva sui dettagli, mi ponevo, quasi involontariamente, degli interrogativi: ma come mai questa soluzione veniva negata per il progetto di Piazza Manfredi, di Piazza Cattedrale o di Piazza Donnolo e qui è stata consentita? Eppure, cavolo, questo è il Castello di Oria! E quei punti luce che c’entrano? E quegli specchi ? E quel soffitto? E quella pavimentazione? E la vecchia e suggestiva piazza d’armi dov’è? Come potrà il turista avventore suggestionarsi nel sentire la leggenda di Oria fumosa o la narrazione degli innumerevoli assedi e del sangue sparso tra quelle mura e in quei luoghi durante le strenue difese agli assedi, dopo aver visitato una banalissima sala per ricevimenti? Tutti interrogativi che pretendevano una risposta ma che ho dovuto tacitare perché, pur passando i giorni, nessuno voleva fornire il proprio sapere.

Svegliatevi Associazioni, studiosi, prendete posizione, qualunque essa sia, ma parlate! Solo così darete la massima dignità alla vostra nobile azione quotidiana ed anche  alle numerose e meritevoli iniziative che, a costo di grandi sacrifici, proponete . Vi prego, poiché sono ignorante nel senso spiegato nelle prime righe di questo mio contributo, fatemi sapere se quella sensazione allo stomaco che provo quando penso all’attuale Castello o ad un possibile inestimabile patrimonio archeologico e di informazioni inesorabilmente sepolto sotto il cemento ha una origine storiografica piuttosto che medica, perché in quest’ultimo caso dovrei consultare un buon specialista esperto delle malattie psicosomatiche.

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