TARES: PAGARE O NON PAGARE?

dilemmaDopo la pubblicazione del mio precedente post sul pasticcio TARES, mi sono giunte decine e decine di richieste, attraverso tutti i mezzi di comunicazione, aventi tutte il medesimo scopo: sapere da me se la TARES è da pagare oppure no (spesso in espressione locale: “dottò, alla fini ce ama fa? l’ama ‘paja o noni?”).  Altri, soprattutto ristoratori, fruttivendoli, fiorai, ecc. mi hanno solo comunicato che non pagheranno! Beh… ciò è anche comprensibile perché se uno non ha da sfamare i propri figli non credo che pensi a contribuire alla causa di un Comune scellerato.

È del tutto evidente che mai mi assumerei la responsabilità di prendere per altri tale decisione, soprattutto alla luce del fatto che la situazione venutasi a creare al Comune di Oria è tutt’altro che semplice, ragion per cui appare arduo prevedere in maniera certa quali potranno essere le conseguenze della superficialità di una Amministrazione inadeguata ed irresponsabile.

Una cosa però la posso fare… a dire la verità più da commercialista che da consigliere comunale: fornire alcune informazioni che ognuno degli interessati (mi riferisco sopratutto ai proprietari di pubblici esercizi e agli altri operatori economici maggiormente colpiti dalla nuova tassa) potrà valutare insieme al proprio consulente tributario al fine di assumere la decisione per lui migliore.

La situazione che si è venuta a creare, come dicevo prima, è davvero ingarbugliata: la legge stabilisce il principio inderogabile (confermato dalla giurisprudenza tributaria e contabile – cfr. CdC Toscana n. 472009/PAR) secondo cui le tariffe ed i regolamenti dei tributi locali debbano essere deliberati dagli enti entro il termine per l’approvazione del bilancio di previsione affinché possano trovare applicazione sin dall’inizio dell’anno in corso. In sostanza, nel caso di Oria, la delibera delle tariffe TARES da applicare al 2013 doveva essere adottata dal Consiglio Comunale entro il 30 novembre scorso, data ultima utile per l’approvazione del bilancio di previsione per il 2013. La più qualificata giurisprudenza tributaria afferma poi un altro principio di carattere generale secondo il quale la conseguenza della eventuale illegittimità della delibera tariffaria non è quella della liberazione del contribuente da qualsiasi obbligo di pagamento per il servizio raccolta rifiuti, bensì l’applicazione della tariffa vigente in precedenza, vale a dire quella deliberata per l’anno precedente (Cassazione n. 8875/2010). Nel nostro caso non si tratta di illegittimità bensì di totale mancanza della delibera tariffaria, ragion per cui ancor di più risulta applicabile il principio generale appena illustrato: in mancanza di [valida] delibera, vale quella dell’anno precedente. Pertanto, chi dovesse ricorrere avverso l’avviso di accertamento del Comune per omesso o insufficiente versamento della TARES per il 2013, con buona probabilità sarebbe chiamato dalla giustizia tributaria a corrispondere, al massimo, l’importo della TARSU 2012, non esistendo precedenti tariffe TARES. Nel nostro caso una complicazione, oltre al fatto che quando si tratta di pronunciamenti giudiziari (tributari, civili, amministrativi, ecc.) nulla si può mai dare per scontato, consiste nel fatto che, mentre il Regolamento della TARES risulta pienamente applicabile, altrettanto non può dirsi delle relative tariffe per cui il probabile esito di un contenzioso potrebbe genererare una anomalia consistente nella applicazione di tariffe relative ad un tributo (la TARSU) in realtà abolito; è vero anche, però, che in sede giudiziale, dovendosi esprimere, la Commissione Tributaria, sulla giusta contribuzione del ricorrente  al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani in relazione alla palese violazione commessa dall’Amministrazione, tale anomalia non necessariamente costituirebbe un assurdo.

Correndo il serio rischio di essere chiamati a corrispondere comunque un importo pari alla TARSU dell’anno precedente, sembra quanto mai opportuno e prudente versare la prima rata in scadenza lunedì 16 (giorno 15 viene di domenica) in attesa di eventuali nuovi eventi e con un mese in più per decidere con maggiore serenità sul da farsi, serenità che il Comune non ha voluto concedere ai contribuenti oritani considerato che gli avvisi di pagamento sono stati recapitati a ridosso della scadenza (molti, ad oggi, non lo hanno ancora ricevuto!), nonostante i 24.223 euro spesi per l’imbustamento e l’invio. Ovviamente, chi non ha ricevuto l’avviso di pagamento, non essendo possibile autodeterminare il quantum da versare proprio perché non esiste la deliberazione delle tariffe, non può essere sanzionato per il ritardo nel pagamento. NON VI AFFRETTATE!

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